Il primo fumetto di questa collana trattava il primo ed inimitabile Spider-Man. Leggere qualcosa di così antico è davvero strano ma molto istruttivo, un po’ come la storia e la storia dell’arte di cui vi parlo tanto, si può fare una profonda analisi sulle somiglianze e sulle differenze di un fumetto come questo che appartiene ormai a più di cinquanta anni fa; infatti, questo è proprio quello che farò oggi, andrò ad analizzare questa bellissima collana esaminando con attenzione i suoi punti chiave cercandone differenze e somiglianze, come detto in precedenza.

Partiamo da una delle cose che sicuramente salta più all’occhio: il disegno, quindi chine e colori. Il colore è ovviamente molto più semplice, senza troppe sfumature ma con colori monotoni e spesso vivaci e vividi. Le chine si concentrano molto sui contorni, al contrario oggi abbiamo uno studio complesso sul cercare comunque di fare dei contorni molto fini o quasi inesistenti, ovviamente la cosa varia di artista in artista ma, solitamente dalla casa delle idee abbiamo questi stereotipi.

La narrazione è spesso presente e ha un linguaggio molto più aulico mentre ci accompagna alla visualizzazione di ogni vignetta, aggiungendo commenti su ciò che accade, oggi invece la cosa è molto più semplice, il massimo di narrazione che abbiamo può essere un “Più tardi”, “Nel mentre a New York”, “Qualche ora prima” oppure una veloce introduzione. Su questo aggiungo una postilla dicendo che effettivamente i finali dei fumetti degli anni ’60 erano molto più avvincenti, adatti a come venivano rappresentati i supereroi: eterni vincenti.

Le copertine, un tempo, ci mettevano molta più ansia con frasi come:”Ce la farà Hulk a sconfiggere il Ringmaster?” Incentivandoci molto a leggere dato che sembrava sempre che il nostro eroe avrebbe incontrato difficoltà, ed effettivamente accade, si trovano degli inconvenienti ma vengo sormontati quasi istantaneamente. Oggi, le copertine sono molto semplici e non hanno quasi mai scene d’azione ma al contrario una scena che non compare nemmeno all’interno della storia.

Ultima cosa ma non meno importante è l’azione. L’azione infatti oggi è molto più presente con combattimenti che possono durare persino tre o quattro pagine; cinquanta anni fa l’azione durava per una o due vignette, al massimo, ma in pochi casi, una pagina, e veniva raccontata molto dal narratore.

Con questo concludo e do ben 85/100 punti per questa collana anche se, aggiungo, ha un’andatura molto lenta (per i standard odierni). Spero di avervi allietato, al prossimo articolo, con affetto, Eich.


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